Monica Pinto, direttrice della struttura complessa di medicina riabilitativa del P.O. Ascalesi dell’Istituto Tumori di Napoli: “Il trattamento che effettuiamo per il linfedema si basa sulla Terapia Decongestiva Complessa”
Napoli. «Il linfedema non deve essere una condanna silenziosa. Con consapevolezza, diagnosi precoce e riabilitazione specialistica, può diventare una condizione gestibile. E restituire ai pazienti non solo benessere fisico, ma anche fiducia nel proprio percorso di cura».
Così la dottoressa Monica Pinto direttrice della struttura complessa di medicina riabilitativa del P.O. Ascalesi dell’Istituto Tumori di Napoli che offre ai pazienti oncologici un percorso dedicato secondo le linee di indirizzo nazionali.
Ieri è stata la Giornata Mondiale del Linfedema, una patologia che si presenta come un gonfiore cronico di un arto o di una regione del corpo e che colpisce anche pazienti oncologici dopo interventi chirurgici, radioterapia o altri trattamenti contro il cancro. Colpisce soprattutto le donne operate per tumore alla mammella, ma riguarda anche pazienti trattati per melanoma, tumori della testa e del collo e neoplasie ginecologiche e urologiche.
Il linfedema spesso è sottovalutato, capita che viene considerato un effetto collaterale inevitabile quando invece può essere intercettato precocemente e trattato con successo. Nelle fasi iniziali, addirittura, può regredire completamente per questo è importante fare informazione per consentire ai cittadini di riconoscere i primi segnali: senso di pesantezza, tensione o gonfiore nella zona trattata per la neoplasia.
«Il trattamento che effettuiamo – spiega Monica Pinto – si basa sulla Terapia Decongestiva Complessa (CDT), considerata il gold standard nella cura del linfedema. Un approccio integrato che unisce linfodrenaggio manuale, bendaggio multistrato ed esercizio terapeutico mirato. Il percorso prevede una fase intensiva ambulatoriale nella palestra riabilitativa del presidio, accessibile con impegnativa del medico di medicina generale, seguita da una fase di mantenimento domiciliare: i pazienti vengono formati per diventare protagonisti attivi della propria cura e preservare nel tempo i risultati ottenuti».
