Centro Studi di Unimpresa: “Italia al settimo posto tra i Paesi europei con i carburanti più cari”
Roma. «I numeri del bollettino petrolifero europeo dimostrano ancora una volta che le imprese italiane, in particolare quelle del trasporto merci e della logistica, competono su un terreno reso più difficile dal peso della fiscalità energetica nazionale rispetto a molti partner Ue».
Lo dichiara il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora secondo cui «Non è il mercato internazionale del greggio a penalizzarci, perché quello è identico per tutti gli Stati membri, ma le scelte di politica fiscale interna. Per questo continuiamo a chiedere un intervento strutturale sulle accise dei carburanti, mirato a sostenere le pmi più esposte ai costi di trasporto, prima che l’aumento del prezzo del diesel si scarichi sull’intera filiera produttiva».

Secondo un report del Centro studi di Unimpresa la Danimarca è il Paese dell’Unione europea con i carburanti piuù cari mentre Malta quello dove benzina e diesel costano di meno. L’Italia al settimo posto nella classifica tra i Paesi con i prezzi più cari: benzina a 1,988 euro e e diesel a 2,079 euro – oltre 45 centesimi al litro in meno rispetto alla Danimarca, ma comunque sopra la media dei 27 Stati membri per entrambi i carburanti.
In 25 dei 27 Stati membri il diesel costa più della benzina; fanno eccezione solo Danimarca e Malta. Nel gruppo di testa, oltre alla Danimarca, figurano i Paesi Bassi (benzina 2,329 €/L, diesel 2,383 €/L), la Germania (2,239 e 2,266), la Finlandia (2,140 e 2,318) e la Francia (2,038 e 2,199). All’estremo opposto, oltre a Malta, si collocano Svezia (1,408 e 1,780), Polonia (1,481 e 1,686) e Bulgaria (1,535 e 1,768).
L’Italia si posiziona settima su 27 sia per benzina (1,988 €/L) sia per diesel (2,079 €/L). Il prezzo alla pompa si scompone in tre voci principali: costo del prodotto raffinato (circa 30-35% del totale), accisa (imposta fissa per litro) e IVA. La direttiva UE fissa un’accisa minima di 0,359 €/L per la benzina e 0,330 €/L per il diesel; solo Malta applica esattamente questi minimi. L’Italia ha l’accisa sul diesel più alta dell’intera Unione: 0,632 €/L, davanti a Irlanda (0,616 €/L) e Regno Unito (0,608 €/L, extra-UE). Sulla benzina l’Italia è terza con 0,713 €/L, dietro Paesi Bassi (0,845 €/L, la più alta in assoluto) e Danimarca (0,717 €/L).
All’estremo opposto, le accise più basse sui carburanti si registrano a Malta (0,359 e 0,330 €/L) e Bulgaria (0,363 e 0,330 €/L). La media UE dell’accisa è 0,570 €/L per la benzina e 0,468 €/L per il diesel: l’Italia si colloca quindi il 25% sopra la media sulla benzina e il 35% sopra sul diesel. Sopra l’accisa si applica l’IVA, che nell’Unione varia dal 17% del Lussemburgo al 27% dell’Ungheria. L’Italia applica il 22%, in linea con la mediana UE.
Danimarca, Croazia, Finlandia e Svezia superano il 24-26%, aggiungendo un ulteriore fattore di rincaro ai prezzi dei carburanti già alti di quei mercati per via delle accise. Incrociando le due serie emerge un quadro chiaro: la posizione dell’Italia nella classifica dei prezzi finali (settima su 27) non è casuale, ma è legata in larga parte a scelte di politica fiscale interna piuttosto che a dinamiche di mercato.
Sul diesel, in particolare, l’Italia sconta l’accisa più alta d’Europa — un dato strutturale, non congiunturale, che pesa in modo permanente sui costi del trasporto merci e della logistica. Paesi con prezzi finali comparabili o superiori ai nostri, come Danimarca e Paesi Bassi, vi arrivano attraverso combinazioni diverse di accisa e IVA, spesso motivate da politiche ambientali dichiarate; l’Italia vi arriva soprattutto per via dell’accisa storica sul gasolio.
