Tutti sono impegnati a ridurre la plastica, secondo un rapporto della Commissione Ue “Future Brief”, l’essere umano ingerisce, o inala, dalle 39 mila alle 52 mila particelle di microplastiche all’anno
«Bisogna evitare che i contenitori di plastica siano esposti a raggi del sole diretti o a fonte di calore perché si possono rilasciare all’interno sostanze che sono distruttori endocrini utilizzati dall’industria della plastica per rendere il contenitore più malleabile. D’inverno ci sono meno rischi ma cerchiamo di evitare comunque luce del sole diretta».
Così il dottor Alessandro Miani, presidente Società Italiana Medicina Ambientale, intervistato giovedì a Medicina 33 su Tg2 per parlare di plastica ed alimenti.
«Per quanto riguarda le bottiglie di plastica non bisogna riutilizzarle e non versare all’interno alimenti che siano caldi o acidi – continua il dottor Miani che poi approfondisce anche in merito alle pellicole alimentari – Ci sono pellicole per uso alimentare che sono certificate ma la regola è che finche abbiamo alimenti in frigorifero non ci sono particolari problemi, il problema è che queste plastiche non devono essere a contatto con fonti di calore o con cibi acidi o grassi».
Intanto gli studiosi cercano di trovare la soluzione e di capire il danno potenziale sull’essere umano alla luce dell’ultimo rapporto della Commissione Ue “Future Brief” secondo cui l’essere umano ingerisce, o inala, dalle 39 mila alle 52 mila particelle di microplastiche all’anno.
Per quanto riguarda la presenza di microplastiche nelle bottiglie bisogna dire che sono in atto ulteriori indagini perché da alcuni studi sarebbe emerso un dato strano che vedrebbe maggiore presenza di microplastiche nelle bottiglie di acqua di vetro rispetto a quelle di plastica. La causa sarebbe il tappo della bottiglia ma ulteriori studi sono in corso.


