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Il Vice Segretario Nazionale del Sindacato Medici Italiani (Smi), Fabiola Fini: “Mancano oltre 4 mila medici e circa 10 mila infermieri a livello nazionale”

Roma. «Destano forti preoccupazioni i contenuti dell’audizione del Ministro della salute Orazio Schillaci sullo stato della medicina di emergenza e sui Pronto soccorso nel nostro paese a partire dal fatto che mancherebbero 4.500 medici e circa 10.000 infermieri a livello nazionale» così Fabiola Fini, Vice Segretario Nazionale del Sindacato Medici Italiani.

«Non si può affermare, invece, come fa il ministro,  che il sovraffollamento dei Pronto Soccorso è dovuto anche per  responsabilità dell’assistenza extra-ospedaliera nella gestione degli accessi evitabili – continua il Vice Segretario Nazionale dello Smi – Forse qualcosa non è andato nel verso giusto  in questi anni  a partire dalle politiche dei tetti di spesa per le assunzioni del personale e a causa  degli stipendi italiani,  sotto  la media europea per i medici, che hanno determinato lo svuotamento dei dipartimenti di emergenza urgenza». 

«Da questo bisognerebbe partire per superare la scarsa attrattività del Sistema Sanitario Pubblico  che soffre  molto nel reperire figure specialistiche e fa ricorso ad un mercato di prestatori d’opera estranei al sistema che ne precarizzano l’organizzazione del lavoro. Deludente il ministro sul fatto che non abbia menzionato per niente  le questioni inerenti al  servizio del 118 e alla necessaria connessione tra  l’assistenza pre ospedaliera e quella ospedaliera». 

«Per queste ragioni ci battiamo affinché venga riconosciuta l’indennità di lavoro usurante ai medici  dell’emergenza-urgenza, (medici di PS  e di 118); tale riconoscimento comporterebbe un’indennità economica e pensionistica adeguata e giusta, al fine di diventare un’attività scelta dai professionisti per il valore aggiunto che viene riconosciuto» tuona lo Smi.

«Allo stesso tempo abbiamo bisogno d’ipotizzare una reale staffetta generazionale, tenendo conto dell’età elevata dei medici del sistema  emergenza- urgenza e della necessità di formazione dei neo assunti con articolazioni di lavoro che incentivano la permanenza in servizio. I medici specializzandi che si trovano di fatto a gestire attività di reparto con grandi responsabilità e rischi medico legali  vengono retribuiti molto meno degli altri colleghi con borse di studio. Per gli specializzandi  deve esser  previsto un  nuovo contratto di formazione lavoro con tutti i diritti le tutele dei dipendenti del SSN».

«Proponiamo, inoltre,  che  vi sia un atto d’indirizzo tra Stato e Regioni al fine d’individuare aree di attività della emergenza territoriale per il miglioramento dei servizi  e per richiedere l’instaurarsi di un rapporto d’impiego».

«Si rende necessario, infine, standardizzare  il profilo giuridico e professionale del personale medico per integrare il sistema di emergenza preospedaliera con quella intraospedaliera  al fine di innalzare ai livelli di qualità e di efficienza il sistema di emergenza in Italia. Il decreto 70/2015 ha comportato la  chiusura dei piccoli presidi ospedalieri  allontanando  sempre di più l’ospedale dal cittadino , l’evolversi dei PTDA (percorsi terapeutico-diagnostico assistenziali) comporta  che il medico di emergenza/urgenza preospedaliera lavori in simbiosi  con quello del  sistema ospedaliero di emergenza, per la salvaguardia della continuità  della cura cui ha diritto il paziente».

«Non abbiamo intravisto, ci duole dirlo, oltre all’illustrazione di dati riferiti allo  stato dell’arte della medicina dell’emergenza-urgenza e  del pronto soccorso, una visione strategica del settore e delle risposte concrete alla criticità presenti, né tanto meno tener conto della sempre più grande presenza delle donne che lavorano in  sanità, con la conseguente necessità di prevedere una seria politica delle pari opportunità».  

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Smi, Fini: “A rischio il futuro della medicina dell’emergenza-urgenza e dei pronto soccorso”

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