Sulla pelle della povera gente

«Se la politica è in ogni cosa è normale prendersela con la politica per ogni cosa». Pensavo a questa frase grammaticalmente scomposta ma logicamente lineare. Non suona bene all’orecchio, soprattutto di chi non vuol sentire, ma contemporaneamente riesce a riassumere un concetto che può essere capito solo da chi è onesto intellettualmente.

In un paese in cui la “forma” pare essere l’unica cosa che conti volevo soffermarmi su quanto, da anni, accade su troppi luoghi di lavoro in tutta Italia. Partendo dell’ennesima morte sul lavoro. Partendo da Firenze.

Sia chiaro che chi scrive non ha elementi per esprimere un giudizio puntuale su un fatto particolare. Tra l’altro spetterà a chi di dovere fare luce su quanto accaduto. Ma si potrà ancora esprimere un’opinione partendo da un caso drammatico, come la morte di un lavoratore, per chiedere alla politica, che è in ogni cosa, di battersi la mano sul petto e gridare “Mea Culpa”?

Ovviamente le responsabilità di coloro che abbiamo votato sarebbero, naturalmente, politiche. Però chissà…magari sapere di un pentimento sincero da parte di coloro che potevano controllare, o attivare maggiori controlli, e per mille motivi non lo hanno fatto potrebbe parzialmente lenire, per quel che conta, la ferita inguaribile di chi ha perso un caro sul luogo di lavoro.

Quando un cittadino, o un giornalista, condanna tragedie come la morte di un lavoratore c’è sempre chi prova a strumentalizzare, ad infangare chi chiede giustizia, o a difendere inutilmente l’errante giustificando l’errore.

E’ strano che queste parole siano scritte qui, su un sito di informazione che sostanzialmente, come si evince anche dallo slogan scelto, vuole essere la voce di chi produce. Ma la scelta non è casuale.

Come giornalista sono accreditato alle principali associazioni datoriali italiane, parlo con piccoli e medi imprenditori ogni giorno ma questo cosa significa?

Chi crede fermamente, ad esempio, che lo sviluppo del Mezzogiorno possa realizzarsi solo attraendo investimenti, invogliando gli imprenditori a restare su questi territori martoriati, difendendo le nostre filiere e dando voce alle diverse associazioni di categoria non può rimanere senza parole per l’ennesima morte sul lavoro?

Prendiamo un settore a caso e parliamone senza pensare a quanto accaduto in questi giorni. Si condanna l’edilizia e non il costruttore che opera senza rispettare le più banali regole di sicurezza. E pensare che l’edilizia è anche la costruzione di una scuola, la creazione di servizi in una città, la costruzione di una clinica, di un hotel, la ristrutturazione di un palazzo antico.

Ma questo cosa significa? L’edilizia non è il problema, la grana è di chi vuole costruire senza rispettare vincoli paesaggistici, fregandosene delle indicazioni che la Soprintendenza pone su determinati immobili. Bisogna preoccuparsi di chi vuole violentare la nostra terra, ma l’edilizia (settore strategico per la nostra economia) cosa c’entra?

Non si può fare impresa rispettando le regole, l’ambiente, i lavoratori? Io credo di si, è più difficile ma nel superamento di questa difficoltà c’è la differenza tra i “prenditori” e gli “imprenditori”.

E questo, sia chiaro, vale per ogni altro settore della nostra economia.

Parliamo del Sud, come si fa ad uscire dalla palude in cui siamo da decenni senza imprese? Pensiamo davvero che si riuscirà a diminuire le disuguaglianze senza che qualcuno si sbracci per unire gli imprenditori, la politica ed i cittadini e provare a recuperare terreno nell’enorme divario che ci separa dal nord?

Ma questa volontà può mai impedirci di chiedere maggiore rispetto della vita umana prestata al lavoro? Mai. Mai potremo tutti noi (imprenditori, politici, cittadini) giustificare l’errore di chi opera a danno della collettività.

Certo per fare questo c’è bisogno di un argine, c’è bisogno della volontà di noi tutti di non oltrepassare la linea immaginaria della decenza superata la quale tutto è concesso. Iniziamo a metabolizzare questa frase: «Se la politica è in ogni cosa è normale prendersela con la politica per ogni cosa».

Gaetano Fioretti

www.impresaitaliana.net

“Sulla pelle della povera gente”

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