Pomigliano

L’avvocato penalista Giuseppe Gragnaniello esprime un parere giuridico sulla delibera di Giunta con cui l’amministrazione di Pomigliano da mandato di procedere legalmente per denunciare il contenuto di un articolo de Il Mattino ritenuto diffamatorio

Negli ultimi giorni a Pomigliano d’Arco non si parla di altro. Una marea di manifesti con cui le diverse forze politiche pomiglianesi si esprimono sul contenuto di una delibera di giunta che sta facendo discutere. Per fortuna, probabilmente grazie anche all’indirizzo politico “Green” dell’amministrazione, questi manifesti sono solo digitali, diffusi sul web e non stampati. Ed è un bene, abbiamo risparmiato carta.

Praticamente con questa delibera si ritiene diffamatorio il contenuto di un articolo giornalistico, si richiamano alcune dichiarazioni, si citano il giornale, il giornalista e due consiglieri comunali di opposizione e poi, dopo una bellissima spiegazione di cosa è la diffamazione, si chiede all’area legale del comune di Pomigliano di valutare ed eventualmente procedere.

Apriti cielo.

Se da un lato a Pomigliano vi è chi ha colto nel contenuto della delibera la volontà politica di denunciare anche due consiglieri comunali di opposizione dall’altro vi è chi, legittimamente, ha difeso a spada tratta quella delibera rilanciando quanto dichiarato dal sindaco dopo la pubblicazione della stessa: “Non vogliamo denunciare i due consiglieri comunali”.

Nel mare magnum delle dichiarazioni, e considerando che non vi è alcuna volontà e nessun motivo di sposare una causa piuttosto che un’altra (questo dovrebbe fare sempre il giornalista), abbiamo pensato di chiedere il parere di un avvocato penalista. Una sorta di parere pro veritate, utilizzato spesso da enti pubblici e privati, per chiedere delucidazioni (con onestà intellettuale) in merito a questioni di cui, con intelligenza, ci si vuole interrogare.

Bisogna, però, essere consapevoli di alcune cose.

Innanzitutto la delibera non è stata scritta materialmente dal sindaco di Pomigliano e con questo articolo non si vuole, inutilmente, attaccare un’amministrazione che ha preso democraticamente un plebiscito di voti. Qui si prova a fotografare un fatto e ad analizzarlo con onestà ed intelligenza. Consapevoli che ognuno, poi, può avere un’idea diversa. Ringraziando Dio.

La seconda cosa da chiarire è che chi scrive ha un approccio alla vita particolare per cui “battere la mano in petto per dire Mea Culpa” non è un problema ma un valore aggiunto in questa società. Riconoscere eventuali errori, e fare dei passi indietro per riparare a questi errori chiarendo cosa si vuole davvero fare, è un plus.

Bisogna anche aggiungere che, nel caso di specie, l’errore non sarebbe fatto dal sindaco di Pomigliano d’Arco. Ripetiamo la delibera non è stata scritta dal primo cittadino ma la domanda che ci poniamo: “Chi ha scritto quella delibera ha esplicitato nel contenuto la volontà dell’amministrazione?”. Già il fatto che vi sia una nota stampa a chiarire il contenuto della delibera è indicativo che quella delibera non è riuscita nell’intento di dichiarare espressamente la volontà della giunta comunale.

Ad ogni modo per chiarire giuridicamente la questione abbiamo chiesto a un parere a Giuseppe Gragnaniello, avvocato penalista del foro di Napoli con studio a Pomigliano d’Arco. Autore di pubblicazioni di diritto e procedura penale, già cultore di diritto e procedura penale presso l’Università “Federico II” di Napoli, nonché relatore in numerosi convegni scientifici.

Avvocato, la domanda è semplice: dalla delibera in oggetto si dà mandato all’area legale di denunciare tutte le persone citate o solo il Mattino?

Innanzitutto, mi preme sottolineare come non intendo, tramite questo mio intervento, né trascinare innanzi una polemica che, in tutta onestà, non ha giovato affatto all’immagine dell’Amministrazione della Città di Pomigliano d’Arco, né trasferire al pubblico un significato ed una rilevanza politica in relazione a quanto affermo. Pertanto, il mio contributo è da intendersi limitato esclusivamente al piano logico-giuridico.

Venendo alla sua domanda, ritengo che il tenore della delibera sia inequivoco, nel senso che essa facultizza il Dirigente del Settore Affari Legali a sporgere denuncia-querela nei confronti di tutti i soggetti indicati nella premessa. Difatti, se è vero, com’è in effetti vero, che nella premessa della delibera, i soli soggetti indicati sono il giornalista Pino Neri ed i consiglieri Fiacco e Iasevoli (dei quali sono riportati i rispettivi “virgolettati”), è nondimeno vero che alla pagina 3 della delibera ci si esprime in questi precisi termini: “[…] è nell’interesse dell’Ente, presentare atto di querela nei confronti dei soggetti sopra indicati, per le frasi di contenuto diffamatorio di cui alla narrativa che precede […]”.

Pertanto, la delibera conferisce un espresso mandato a sporgere denuncia-querela contro i soggetti indicati in premessa, ovvero Pino Neri, Vito Fiacco e Marco Iasevoli. Certamente, stando poi alla comunicazione successivamente divulgata dall’Amministrazione, non vi sarà alcuna intrapresa penale nei confronti dei consiglieri Fiacco e Iasevoli; ma ciò non toglie che questa ultima comunicazione reca un’indicazione del tutto opposta rispetto al tenore, ribadisco, inequivoco, della delibera.

Se si scegliesse di denunciare il giornale si può prescindere, poi, di denunciare gli autori delle eventuali affermazioni riprese (con virgolettato) dal giornalista?

Si può scegliere denunciare un fatto, senza esprimere una volontà punitiva nei confronti dell’autore delle dichiarazioni asseritamente diffamatorie. Tutto sta nel comprendere la distinzione esistente fra la denuncia e la querela.

La denuncia ha la funzione di rendere edotta l’Autorità Giudiziaria, circa la commissione di un presunto fatto di reato; tramite la querela, invece, un soggetto chiede all’Autorità Giudiziaria che sia perseguito penalmente, e punito, colui al quale la Procura della Repubblica riterrà di poter attribuire, all’esito dello svolgimento delle indagini preliminari, quel fatto di reato narrato in denuncia. E la querela è da intendersi effettiva e valida, solo nel momento in cui chi è legittimato a proporla (entro il termine di tre mesi dall’accadimento) manifesti, a chiare lettere, la volontà che sia punito l’autore del fatto di reato.

Pertanto, si può all’interno del medesimo atto denunciare un fatto commesso (per ipotesi) da più persone, e ciononostante sporgere querela nei confronti anche soltanto di un singolo autore. Così come si può scegliere, venendo al caso di specie, di querelare il redattore dell’articolo, senza tuttavia chiedere la punizione dei soggetti le cui dichiarazioni (asseritamente diffamatorie) sono riportate nel corpo dell’articolo giornalistico.


Molti hanno interpretato la delibera pensando che con questo atto si consente all’area legale di denunciare tutti (quindi anche i consiglieri comunali di opposizione). Sul piano giuridico cosa ne pensa? Qualcuno ha detto che la delibera è scritta male. Il sindaco ha dichiarato con un comunicato stampa che non c’è la volontà dell’amministrazione di denunciare i due consiglieri comunali di opposizione. Questa dichiarazione coincide con la volontà che si manifesta nella delibera? e può un comunicato stampa annullare la delibera di giunta del comune?

Credo di aver già fornito risposta ad ognuno di questi quesiti. Ribadisco che la volontà “politica”, successivamente espressa dall’Amministrazione, di “immunizzare” i consiglieri Fiacco e Iasevoli, senz’altro prevalga -ferma restando la natura certamente non giuridica di tale ultima comunicazione- su quanto contrariamente dispone la delibera in oggetto (delibera che, per ipotesi, potrebbe anche restare “lettera morta”, non contenendo la stessa un imperativo ordine di agire).

Ma ciò non toglie che se l’intenzione dell’Amministrazione fosse stata, fin dall’inizio, quella di non intraprendere alcuna iniziativa penale nei confronti dei consiglieri comunali (e ritengo sia così, attesa la categorica e ferma presa di posizione del Sindaco), sarebbe stato opportuno redigere quella delibera prestando un’attenzione certamente maggiore. Difatti, se dall’analisi di un documento si coglie un significato di senso diametralmente opposto rispetto all’effettiva intima volontà dell’autore, significa che quel documento o è scritto male, o è espressione raffazzonata di un’elaborazione disattenta, frettolosa e certamente poco ponderata.

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Pomigliano, Gragnaniello: “Resto fuori dalla polemica politica ma delibera scritta male”

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