Amore e sofferenza, il bisogno di appartenere e la paura di non sentirsi abbastanza in “Karim. Il bambino dal compleanno inventato”, un’opera sulla maternità, sull’adozione e su tanto altro
“L’adozione, nel libro, non arriva come una missione salvifica né come un gesto eroico. È invece una possibilità concreta, fragile, complessa. Un percorso fatto di burocrazia, colloqui, attese infinite, dubbi e paure reciproche. Karim, il bambino ‘dal compleanno inventato’, porta con sé una storia già iniziata altrove, fatta di ferite invisibili e identità spezzate”.
Si racconta così all’Ansa Cinzia Brancato, stimata giornalista e capo ufficio stampa del Pascale, l’Istituto Nazionale Tumori di Napoli, che ha scritto “Karim. Il bambino dal compleanno inventato”, un libro, edito da “La Valle del Tempo” e disponibile sulle principali piattaforme di distribuzione, in cui si abbracciano sentimenti contrastanti, e nella “stanza” delle adozioni si incontrano allo stesso tavolo l’amore e la sofferenza. Il coraggio di una donna, unito alla determinazione di raccontare ciò che ha segnato un percorso della sua vita, fanno di questo libro un’esperienza unica in cui la maternità, a tratti, può anche far paura.
Cinzia Brancato tiene a precisare che “Karim. Il bambino dal compleanno inventato” non è un’opera sulla maternità o sull’adozione ma una storia che vuole raccontare il bisogno umano di appartenere, unito alla paura di non sentirsi mai abbastanza in una società ormai abituata a catalogare tutto, a dare a tutti un ruolo e, talvolta, a giudicare troppo in fretta dimenticando che quando si punta un dito verso il prossimo altre tre dita, nascoste sotto la mano, sono dirette verso se stessi.

