Ivana Veronese, segretaria confederale della Uil: “Apparente aumento dell’occupazione nasconde fragilità e disuguaglianze”
Fragilità, disuguaglianze e penalizzazioni per giovani e donne. Questa l’immagine, nitida, di Ivana Veronese, segretaria confederale della Uil, in merito ai dati sull’occupazione con il divario che cresce sempre più tra chi ha un lavoro stabile e chi ha un impiego precario ed a nero.
«Rispetto a un anno fa, l’aumento degli occupati riguarda esclusivamente la fascia over 50. La componente più giovane degli under 34, invece, scende invece al 21,9%, confermando un trend preoccupante di esclusione delle nuove generazioni dal mercato del lavoro. L’Italia continua a essere un Paese che fatica a offrire futuro ai suoi giovani, alimentando precarietà e scoraggiamento – afferma Venorese – Persiste, poi, anche il divario di genere: 42 donne su 100 restano inattive, con un gap di genere occupazionale del 17%».
«Inoltre, stando ai dati Inps, nei primi cinque mesi del 2025, sono aumentati i beneficiari di Naspi e Discoll, come anche le ore di cassa integrazione e dei fondi di solidarietà, mentre oltre 3,1 milioni di lavoratrici e lavoratori sono in nero».
«È evidente – ha aggiunto Veronese – che dietro i numeri si celano lavori poveri, discontinui e sottopagati. Occorre, quindi, un piano straordinario per l’occupazione giovanile, che investa su formazione, competenze digitali e transizione verde, e che rafforzi l’apprendistato come strumento di ingresso qualificato nel mondo del lavoro. Serve, altresì, un piano straordinario per l’occupazione femminile, con misure strutturali per la conciliazione vita-lavoro, il potenziamento dei servizi educativi e di cura e la piena attuazione della parità salariale. Allo stesso tempo, è urgente un sistema di politiche attive capace di garantire orientamento, formazione continua e reinserimento di chi perde il lavoro».
« Pertanto – ha concluso Veronese – chiediamo un tavolo permanente di confronto con il Governo per rimettere al centro delle politiche industriali ed economiche la qualità del lavoro, la stabilità occupazionale e la giustizia sociale».

